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LE BIOPLASTICHE: idee sbagliate e impatti negativi

Nadime Meroueh

LE BIOPLASTICHE : Idee sbagliate e impatti negativi
Premessa.
Le bioplastiche sono spesso descritte come ecologicamente superiori alle plastiche tradizionali.
Essere biodegradabili o basati sulla biomassa non è sinonimo con l'essere rispettoso dell'ambiente o sostenibile e NON risolve il problema dei rifiuti.
Ci sono più di 300 tipi di bioplastiche e sembrano avere molti vantaggi, ma non sono il prodotto ecologico perfetto che potremmo sperare. Le recenti strategie di ricerca focalizzano la loro attenzione sulla chimica verde, che anche nel campo dei polimeri ha il compito di trasformare prodotti /rifiuti agricoli in prodotti biodegradabili ad alto valore aggiunto.

Innanzitutto usare il termine “bioplastica” è un po' azzardato, sarebbe più corretto chiamarli polimeri a base biologica o semplicemente Biopolimeri (I polimeri bio-based), nella loro struttura molecolare sono molti simili alle plastiche tradizionali a base di petrolio (I polimeri petroleum-based).

I biopolimeri provengono tipicamente da fonti rinnovabili come piante, mais, amido, canna da zucchero, avocado e altri materiali di partenza da biomassa, cellulosa e anche da rifiuti organici,

Sono i Plant-based ( a base di piante), Corn-based (a base di granturco), Soy-based (a base di soia)..e così via.
Le terminologie legate alle bioplastiche possono ingannare ma andiamo passo per passo a conoscerle.

Un piccolo appunto su alcuni prodotti con etichette 100% biodegradabili oppure 100% degradabili.
- Con il termine “biodegradabile” si intende un processo di digestione da microrganismi
(batteri o funghi) in acqua (per idrolisi), gas naturali, come l’anidride carbonica e il metano,
o in biomassa.
- il termine degradabile è un processo molto più lungo e spesso richiede molta energia, tipico delle plastiche tradizionali che sono 100% degradabili, ma ci vogliono centinaia di anni.
Le bioplastiche a base biologica contengono in parte petrolio e additivi chimici e per rendere le bioplastiche malleabili, flessibili e resistenti, molte materie plastiche bio-based contengono vernici, additivi chimici e anche una quantità significativa di petrolio; spesso il 50% (per le buste di plastica) e talvolta fino a 70% nelle bottiglie Coca-Cola e Pepsi chiamate “Plant- based”.

Le bioplastiche NON compostabili SOLO nei compostatori industriali, .non possono essere riciclate insieme alle plastiche tradizionali, devono essere cestinati da parte solo esclusivamente in un bidone solo per bioplastiche.

La maggior parte dei manufatti in PLA (acido polilattico) si degradano in 50 giorni nei compostatori industriali.
Il PLA è un polimero che si ottiene per polimerizzazione dell’acido lattico, prodotto principalmente per via fermentativa dello zucchero. In condizioni di compostaggio ottimali di 65° di temperatura e 95% di umidità , quali quelle dei normali compostatori industriali, il PLA si degrada per idrolisi (aggiungendo acqua ad esso).
Quindi, se lasciano un bicchiere in bioplastica PLA, una forchetta o una cannuccia nell’ambiente o anche nelle discariche, dove non sarà esposta al calore e all'umidità necessari per innescare la biodegradazione, rimarrà lì per decenni o secoli, proprio come un normale bicchiere di plastica o una forchetta ....

Se l'infrastruttura di compostaggio non è in grado di recuperare il materiale biologico da quel bicchiere a base di mais, in realtà non è migliore della onnipresente plastica tradizionale.

Le bioplastiche Producono una quantità molto significativa di metano.
L’attività microbica (fermentazione e digestione della biomassa), porta ad un aumento considerevole del metano in atmosfera. Il metano (CH₄) è un potente gas serra, può trattenere il calore 30 volte maggiore dell’anidride carbonica.
Non è una buona notizia visto i suoi effetti sul riscaldamento globale del pianeta.

Eutrofizzazione* degli oceani
Se finiscono nei mari o nei fiumi le bioplastiche possono indurre all’eutrofizzazione, che è l’arricchimento eccessivo di alcune sostanze, e la sottrazione di ossigeno alla colonna d’acqua: una morte certa degli organismi marini che necessitano ossigeno.

Acidificazione del suolo e delle falde acquifere
Maggior parte delle materie prime provengono da coltivazioni intensive con l’utilizzo di pesticidi ed erbicidi potenziali veleni per l’uomo che per l’ambiente.

Culture intensive e deforestazione
La produzione di materie prime di origine vegetali richiedono tantissima acqua e campi coltivabili.

La deforestazione in molte zone nel mondo sono un grande problema per la biodiversità e la vita sulla terra.

In conclusione: RIFIUTARE GLI OGGETTI DI PLASTICA MONOUSO**.
I consumatori sono confusi con le diverse etichette che descrivono l'imballaggio come "biodegradabile", "compostabile", "degradabile" o addirittura "biopackaging" stampato su borse, vasi, vassoi, film, bottiglie, cannucce, piatti, posate ecc..

Gli oggetti monouso sono la principale causa dell’inquinamento, solo 9% dei rifiuti plastica vengono riciclati, il restante 92% persiste nell’ambiente, negli oceani e nelle discariche.

Se pensiamo di sostituire le plastiche tradizionali con le bioplastiche, spostiamo il problema dei rifiuti senza risolverlo.

Le bioplastiche hanno un futuro radioso, usano materie prime da fonti rinnovabili a differenza delle plastiche tradizionali a base di petrolio, fonte non rinnovabile.
Pensate all’impiego nel campo dell'ingegneria biomedica per la fabbricazione di protesi, organi artificiali, tessuti, nel campo della medicina, sostituendo il materiale medico di plastica tradizionale come le flebo, siringhe, confezioni per medicinali,.. il futuro è Green.

Nadime Meroueh per Cleyoci
Fonte: @bluemarinecommunity

* Eutrofizzazione: Il termine indica il processo di arricchimento di un ambiente acquatico di sostanze nutrienti (zolfo, fosforo,..)

1. rende le acque meno limpide, causando di conseguenza una diminuzione della capacità della luce solare di raggiungere gli
strati d’acqua più profondi.
2. I processi di decomposizione della biomassa possono provocare una diminuzione dell’ossigeno presente in acqua.
3. Anche i processi di respirazione vegetale, esaltati dal fenomeno dell’eutrofia, determinano un calo della quantità di ossigeno.
**plastiche monouso alimentari:
sono quelle plastiche che finiscono nel bidone della spazzatura una volta consumato il prodotto (piatti , bicchieri, posate, vassoi, acqua e bibite nelle bottiglie di plastica, vaschette di plastica, pellicola trasparente, barattoli di yogurt,.. )

Source:
www.european-bioplastics.org/
science.howstuffworks.com/environmental/green-science/future-of-bioplastics2.htm
www.pro-e.org/files/Factsheet_on_bioplastics_230309.pdf
Analyse des effets sur l’environnement des options de retraitement pour les matériaux : acide
polylactique (pla). Rapport final, An Vercalsteren, Carolin Spirinckx, Ive Vanderreydt (VITO), Étude
effectuée à la demande de Fost Plus Mai 2008

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Nadime Meroueh

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