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ECONOMIA CIRCOLARE E LINEARE: COSA SONO E COSA C'ENTRANO CON L'AMBIENTE

ScienzAmbiente byAgostino&Maria

11 08 2019


Spesso, nel settore dei rifiuti e più in generale nel settore ambientale, si sente parlare di “economia circolare” e di “economia lineare”. Molti affermano che l'economia circolare sia il futuro e che invece quella lineare rappresenti il passato e che sia legata ad una concezione vecchia e arretrata.
Perché questa differenza? E soprattutto cosa vuol dire economia circolare e lineare?

Innanzitutto introduciamo i concetti di economia circolare ed economia lineare (che sono schematicamente rappresentati nell'immagine di sopra).

L'economia lineare, per intenderci, è quella che funziona sostanzialmente in questo modo: si parte dalle materie prime e le si utilizza per creare dei prodotti che finiscono sul mercato, tali prodotti, una volta utilizzati dai consumatori, perdono la loro utilità e divengono rifiuto.
Che fine fa questo rifiuto? Questo rifiuto in sostanza, secondo tale modello concettuale, non viene riciclato né parzialmente né totalmente e pertanto la sua vita termina così e dunque esso può diventare una potenziale fonte di inquinamento o comunque un inquinante che come tale andrà a danneggiare l’ambiente, gli ecosistemi e l’uomo.
Questa concezione economica è detta lineare, o meglio dire ha la forma di un segmento di una retta, perché ha un inizio ed una fine ben precisa che sono, rispettivamente, la materia prima e il rifiuto.
L'economia circolare è invece un concetto totalmente differente infatti se intuitivamente pensiamo ad una circonferenza notiamo che questa non ha né un punto iniziale né uno finale.
E questo cosa vuol dire in soldoni? Vuol dire che il punto iniziale ed il punto finale visti prima, qui in realtà, almeno in via teorica, sono la stessa cosa (rifiuto = materia prima).
Secondo quest'ultima concezione, più innovativa e moderna, si parte da una certa materia prima e si crea il prodotto desiderato, dopodiché il consumatore lo acquisterà e lo utilizzerà fino a che, persa la sua utilità, questo diverrà, come sempre, un rifiuto tuttavia arrivati a questo punto vi è svolta all'interno del processo che è la seguente: per creare un nuovo prodotto non si ricorrerà a nuove materie prime bensì ai rifiuti stessi che sono stati prodotti all'interno del processo, i quali verranno riutilizzati come materie prime.
Secondo l’economia circolare il rifiuto deve dunque essere riutilizzato in modo tale da evitare di intaccare nuove materie prime in tal modo si raggiungono due obiettivi:
1) A monte del “ciclo”: si evita di sostenere nuovi costi per procurarsi nuove materie prime ed si evita lo spreco delle stesse in modo tale da preservarle;
2) A valle del “ciclo”: si arresta, almeno teoricamente, la produzione dei rifiuti che divengono così il punto cardine da cui partire per un nuovo ciclo.
Da un punto meramente di vista concettuale il secondo approccio economico sembra essere molto più ecologico ed ambientalista del primo ed è per questo che è considerato come l’approccio del futuro, in aperto contrasto con la vecchia logica basata sullo sfruttamento illimitato delle risorse, la non curanza nei riguardi dell’ambiente e la massimizzazione del profitto.
Sorge a questo punto una domanda ma questo secondo approccio è realmente applicabile?
Secondo noi è difficilmente realizzabile per una serie di motivi:
In primo luogo i rifiuti tal quali non possono essere immessi direttamente nel ciclo ma necessitano di una serie di trattamenti che riescano a trasformarli in materie seconde prime perfettamente riciclate con una percentuale di purezza e una percentuale di recupero pari entrambe al 100%.
In secondo luogo, visto che è dunque necessario fare una raccolta differenziata a monte, i cittadini, in primis, dovrebbero essere in grado di fare una raccolta differenziata quasi perfetta, prima che questi vengano poi assoggettati a trattamenti idealmente perfetti.
Infine un materiale, dopo un certo numero di ricicli, diventa troppo scadente e perde il suo valore di mercato e pertanto non verrà acquistato e riutilizzato da nessuno per la nuova produzione di un bene e diverrà comunque inevitabilmente rifiuto.
Dunque, con le attuali tecnologie e con gli attuali materiali, non si può puntare ad una economia che produca zero rifiuti ma al massimo che ne produca sempre meno e ciò lo si può ottenere ottimizzando i processi attuali, migliorando le tecnologie ed i materiali.
In futuro riusciremo a raggiungere il tanto agognato “obiettivo zero rifiuti” applicando la teoria dell’economia circolare?
Il futuro è imprevedibile, non sappiamo se ci saranno nuove scoperte o se verranno creati nuovi materiali o se verranno creati nuovi processi per lo smaltimento, la gestione ed il riciclo dei materiali tuttavia sembra che sempre più scienziati, ingegneri ed anche semplici cittadini dal pollice verde, col supporto delle amministrazioni locali e di nuove politiche sempre più green, spingano verso questa direzione grazie alle grosse campagne mediatiche di sensibilizzazione che stanno avvenendo in tutto il mondo.
Quindi per ora accontentiamoci del risultato più soddisfacente (produrre meno rifiuti possibili) piuttosto che dell’ottimo assoluto (zero rifiuti) puntando ad una economia che sia sempre più circolare.

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